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LA CANDIDOSI VULVOVAGINALE, UN PROBLEMA MEDICO RILEVANTE.

Anna M. Tortorano

La candidosi vulvovaginale è un problema medico rilevante (circa il 75% di tutte le donne sperimenta almeno un episodio nel corso della vita). Ancora più rilevante, è la forma ricorrente, identificata da più di 3 episodi all’anno, che interessa circa il 5-9% della popolazione femminile.

Un recente articolo di Sobel (J.D. Sobel, 2023) fa una disanima del trattamento della candidosi vulvovaginale e analizza luci e ombre delle nuove possibilità terapeutiche. Il trattamento della vaginite da Candida ha subito nel tempo una notevole evoluzione: la terapia topica con differenti azoli è stata sostituita dalla terapia orale con ketoconazolo e itraconazolo e successivamente fluconazolo. Quest’ultimo ha rappresentato un ottimo trattamento, anche a costo contenuto, sia per le forme acute che per le forme recidivanti. Però ha presentato anche alcuni limiti: controindicazione in gravidanza, comparsa sempre più frequente di ceppi vaginali di Candida albicans resistenti e di specie non albicans resistenti. Inoltre il trattamento settimanale per le forme ricorrenti raramente porta a eradicazione e il tasso di recidiva alla sospensione del trattamento di mantenimento è elevato.

Nuovi antifungini possono offrire un’opportunità per il trattamento della candidosi vulvovaginale. Ibrexafungerp, un triterpenoide che inibisce la 1,3-β-D-glucan synthase fungina con conseguente lisi cellulare. Tra le caratteristiche favorevoli di questo antifungino è l’attività fungicida in vitro e l’incrementata attività in presenza di un ridotto pH vaginale presente nelle donne con vulvovaginite.

Oteseconazole (VT-1161), un tetrazolo che inibisce la biosintesi dell’ergosterolo bloccando il CYP51 lanosterol 14-demethylase (ERG11, CYP51). Tra le caratteristiche favorevoli di questo antifungino è una maggiore selettività per il CYP51 fungino (quindi minori effetti collaterali e minori interazioni) e una lunga emivita (138 giorni) con conseguenti prolungate concentrazioni tissutali.

Entrambi questi nuovi antifungini sono attivi sulle varie specie di Candida anche su ceppi resistenti agli azoli e alle echinocandine. Purtroppo, come il fluconazolo, sono controindicati in gravidanza. Inoltre l’eradicazione della candidosi vaginale ricorrente è improbabile dato il ruolo dei geni nella patogenesi delle forme ricorrenti. La profilassi farmacologica antifungina non eliminerà i geni di suscettibilità dell’ospite ma, indirettamente, prevenendo la colonizzazione vaginale, fornirà una durata più lunga del controllo dei sintomi.

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